Lupi, mostri e babau

Nella rappresentazione dell’infanzia, noi adulti amiamo pensare ad un’epoca lieve di spensieratezza, forse perché gli eventi della vita hanno consentito di allontanare dalla nostra consapevolezza i ricordi di quando noi eravamo bambini, di quando anche noi avevamo paura e provavamo dolore. Ci piace pensare che la cura, le attenzioni, la presenza che offriamo ai piccoli delle nuove generazioni siano sufficienti a proteggerli per sempre dalle esperienze dolorose.
Per quanto cerchiamo di impegnarci in questo compito, non riusciremo mai a subentrare alle emozioni dei bimbi. Le esplorazioni, le scoperte, le cadute, i graffi … costituiscono non solo esperienze inevitabili, ma soprattutto esse sono il prezzo da pagare alla conquista dell’autonomia, dell’autostima, dell’autoprotezione. Crescere è, inevitabilmente e, possiamo dire, fortunatamente, un andare quotidiano verso il nuovo, il difficile, verso la conquista personale e la costruzione di un proprio irrepetibile modo di essere al mondo.
L’àmbito delle relazioni, la complessità dei ruoli genitoriali, fraterni, parentali, i ‘sì ed i no’ in cui si connota il mondo delle regole e del possibile, risultano sovente incomprensibili al bambino che, come Pollicino, come Hansel e Gretel, si inoltra nel bosco oscuro di cui non possiede ancora la mappa della comprensione. Ma tutto l’universo è troppo grande per la sua mente in costruzione: il rumore ed il traffico, la velocità ed il tuono, il giorno e la notte, il dentro ed il fuori della sua casa, costituisco ulteriori fonti di smarrimento.
Che dire, poi, della difficoltà della socializzazione? Incontrare coetanei a scuola, al parco, dagli amici dei genitori significa intraprendere l’avventura sociale del condividere, del commisurare forze e ragioni, del conoscere l’abilità dei coetanei, i loro modi di essere, la possessività e l’imprevedibilità dei loro gesti.
Nel gioco, nel disegno, nella richiesta di coccole, nel volere accanto a sé i genitori nell’addormentamento, a volte attraverso gli stessi capricci, il bimbo esprime lo stato d’animo di insicurezza. Egli non possiede ancora un repertorio linguistico sufficiente per dire ciò che sente. I ‘brutti sogni’ e gli incubi raccontano la sua vita emotiva, il suo rielaborare, cioè, quanto gli risulta incomprensibile.
Come per tutte le altre conquiste che contrassegnano l’infanzia, sono le esperienze a sviluppo positivo ad aprire i vissuti a nuove conquiste. Più che dalle parole e dalle spiegazioni, il bambino si sente rassicurato dalla presenza fisica ed emotiva dei suoi genitori. Le paure del ‘mondo fuori’ vanno piano piano attenuandosi fino a scomparire, quando verrà elaborata la certezza di essere amato per sempre e per sempre protetto.
La coerenza e l’affidabilità dei suoi genitori costituiscono la nuova sicurezza che andrà ad intessere il suo ‘mondo dentro’. Di fronte all’imperscrutabilità degli eventi, egli potrà pensare a mamma e papà, al loro bene che rassicura, alla loro forza che protegge. Non si sentirà mai più disperso nel mondo: fantasmi e babau della notte sfumeranno lontano.