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Nei confronti di Dio siamo sempre e tutti bambini

Nei confronti di Dio siamo sempre e tutti bambini

Adulti e bambini sono chiamati a camminare insieme. I bambini agli adulti chiedono attenzione, cura e impegno costante, ma a loro volta favoriscono la crescita di noi adulti nel bisogno di fede, nella capacità di amare e di sperare per il loro e nostro futuro. I bambini – ancora – ripongono la loro completa fiducia in chi li ha generati; per questo pongono domande in parole e gesti e attendono risposte. Di fronte alla vita che nasce, di fronte alla malattia e alla morte, le loro domande, come le nostre, diventano impegnative.
Non sono forse questi gli atteggiamenti con cui i credenti di tutte le grandi Religioni si rapportano al loro Dio? Noi Cristiani abbiamo imparato a non aver paura di Dio, perché Gesù ci ha insegnato a chiamarlo PADRE. Come adulti insegniamo ai bambini, come prima preghiera, il PADRE NOSTRO, una frase per volta, in proporzione alla loro capacità di memorizzare. Adagio adagio imparano con noi l’identità di Dio, il suo Amore che si esprime come “volontà in cielo così in terra”; imparano che tanti altri non hanno il “pane quotidiano”; che Lui sempre perdona come dobbiamo fare noi; imparano infine che per sfuggire al male (tentazione!) serve il Suo aiuto.

Famiglia: lavoro e festa

Famiglia: lavoro e festa

Dal 30 maggio al 3 giugno 2012 Milano ospiterà il “VII Incontro Mondiale delle Famiglie”, un importantissimo appuntamento, cui parteciperà Papa Benedetto XVI, fortemente voluto dal Pontificio Consiglio per la famiglia, sul tema: “Famiglia: lavoro e festa”.
Si tratta di un’occasione preziosa per ripensare alla condizione della famiglia tra lavoro e festa: una condizione che oggi coglie la famiglia spesso “schiacciata” dai ritmi del lavoro e divisa nel vivere la festa; ancora, una condizione che, in questo delicatissimo frangente socio-economico, richiama la famiglia ad approfondire il nesso tra fede e vita.
Il Santo Padre non solo ha garantito la Sua presenza, ma ha più volte richiamato l’importanza di questo appuntamento, invitando tutti a partecipare, attraverso l’attenzione a questo tema e attraverso un percorso di avvicinamento da vivere in famiglia e nelle nostre Comunità: «Il lavoro e la festa sono intimamente collegati con la vita delle famiglie: ne condizionano le scelte, influenzano le relazioni tra i coniugi e tra i genitori e i figli, incidono sul rapporto della famiglia con la società e con la Chiesa.
Ai nostri giorni, purtroppo, l’organizzazione del lavoro, pensata e attuata in funzione della concorrenza di mercato e del massimo profitto, e la concezione della festa come occasione di evasione e di consumo, contribuiscono a disgregare la famiglia e la comunità e a diffondere uno stile di vita individualistico.
Occorre perciò promuovere una riflessione e un impegno rivolti a conciliare le esigenze e i tempi del lavoro con quelli della famiglia e a ricuperare il senso vero della festa, specialmente della domenica, Pasqua settimanale, giorno del Signore e giorno dell’uomo, giorno della famiglia, della comunità e della solidarietà.
Il prossimo Incontro Mondiale delle Famiglie costituisce un’occasione privilegiata per ripensare il lavoro e la festa nella prospettiva di una famiglia unita e aperta alla vita, ben inserita nella società e nella Chiesa, attenta alla qualità delle relazioni, oltre che all’economia dello stesso nucleo familiare.
L’evento, per riuscire davvero, non dovrebbe però rimanere isolato, ma collocarsi entro un adeguato percorso di preparazione ecclesiale e culturale».
Alla luce di questi motivi, vogliamo raccogliere l’invito del Pontefice a prepararsi in modo puntuale fin da ora all’appuntamento, mediante un cammino di formazione che ci aiuti ad aprire gli occhi e il cuore. Come cristiani, siamo mossi da una cura concreta e quotidiana per la famiglia e desideriamo offrire modelli sostenibili e carichi di speranza a chi rischia di essere “travolto” da uno stile di vita che separa inesorabilmente famiglia, lavoro e festa.

Flessibilità lavorativa e progetto familiare

happy little kid professionals

Scegliere d’essere famiglia, per le giovani coppie di oggi, è più difficile rispetto al passato. Una tra le maggiori difficoltà è data dall’organizzazione del contesto socio-economico. I giovani, infatti, sono come non mai chiamati a confrontarsi con due fenomeni particolari: disoccupazione e flessibilità lavorativa.
Lo stato di disoccupazione impedisce loro di prendere in seria considerazione il progetto matrimoniale e familiare e di concretarlo in un arco di tempo ragionevole. La flessibilità lavorativa, ossia la mancanza di continuità temporale nel rapporto di lavoro, li limita in modo grave nel compito di progettazione esistenziale.
L’ultimo fenomeno rilevato, all’opposto del primo, fino ad ora non è stato molto indagato in riferimento agli aspetti esistenziali. Va detto che in Italia negli ultimi anni sono emerse molteplici forme di precariato lavorativo, che hanno certamente concorso a far procrastinare sempre più o ad ostacolare la scelta di “metter su famiglia”. Si tratta di una condizione di vita nella quale dominano l’inquietudine e l’incertezza, con grave pregiudizio per l’identità personale. L’insicurezza del presente ostacola il soggetto a prefigurarsi l’avvenire, a proiettarsi nel futuro, a disporsi alla scelta. Per le coppie flessibili già prima della formalizzazione del legame affettivo diventa problematico proiettarsi nel futuro. I giovani non solo faticano a vivere con impegno e progettualità il rapporto di coppia, presi dall’ansia quotidiana di dare soluzione alla condizione di precarietà lavorativa in cui versano, ma altresì sono impossibilitati a pensare addirittura all’autonomia abitativa rispetto alle famiglie di provenienza.
Nel quadro concettuale richiamato, possiamo asserire che per le giovani generazioni le “normali” difficoltà che s’incontrano quando si decide di costruire una famiglia, quindi le “naturali” fragilità collegate al progetto matrimoniale/familiare, sommandosi a quelle suscitate dal lavoro flessibile, fanno delle nuove coppie/famiglie dei sistemi relazionali oltremodo vulnerabili.
Dalle rilevazioni sino ad ora effettuate emerge che la vulnerabilità delle nuove coppie/famiglie, derivante dalla precarietà lavorativa dei partner, può essere intesa come maggiore possibilità d’incorrere in scompensi/fratture dei legami interni (coniugale e parentali) ed esterni (con le famiglie d’origine, con l’ambiente di lavoro, con la rete amicale, con le istituzioni pubbliche, con i servizi sociali). Esse, cioè, sono esposte più di altre al rischio permanente del verificarsi di eventi pregiudizievoli per la loro tenuta e per lo svolgimento delle funzioni, soprattutto educative, che ad esse ineriscono.
Risulta evidente, a questo punto, che la scelta di essere famiglia non può essere identificata soltanto con il processo decisionale della singola coppia. Emerge in maniera precisa l’urgenza di una chiara strategia di politica sociale, atta a favorire le scelte esistenziali. La vulnerabilità delle nuove coppie/famiglie esige, da parte del potere pubblico, un’attenta valutazione dell’attuale organizzazione del mondo del lavoro e la pianificazione/programmazione d’interventi politici tesi a tutelare l’uomo e il suo progetto di vita.

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